Arrivederci, Stephen King

Una notizia che mi sembra giusto condividere con chi mi segue qui e altrove: per mia scelta, dettata da una serie di questioni personali che non riguardano la Sperling & Kupfer (con la quale ho ottimi rapporti e un paio di progetti in ballo), non tradurrò più Stephen King. Non solo: limiterò il numero delle mie traduzioni in generale. Fino a quando? Onestamente non ne ho idea, niente è per sempre, non c’è mai nulla di definitivo e meglio un arrivederci di un addio. Il motivo? A parte le questioni di cui sopra, che preferisco tenere per me in ossequio alla riservatezza che mi contraddistingue, al momento sento la necessità di dare più spazio a lavori che già mi vedono impegnato (lo script doctor e lo scrittore nelle sue varie declinazioni) e ad altri che mi vedranno impegnato in futuro. Con la mia immancabile curiosità, la mia competenza, ma più tempo per me. Gli ultimi otto anni sono stati una folle corsa senza mai fermarsi, piena di soddisfazioni ma estenuante, e chissà che questo non c’entri in qualche modo con le famose questioni accennate poco fa (non siamo d’acciaio, amici miei, né voi né io).
Allora, in soldoni, che cosa cambia? Non troppo, in realtà, salvo quanto appena scritto. In fondo il mio percorso professionale è sempre stato all’insegna dei cambiamenti, grandi o piccoli ma comunque significativi. Selezionerò con maggior cura le traduzioni che mi saranno proposte. Dopo cinque anni serrati mi scollerò un po’ da Stephen King, tirerò il fiato, ma unicamente come voce italiana perché continuerò a marcarlo abbastanza stretto, e non solo da lettore.
D’accordo, questo è quanto. Un post lunghetto, almeno nella nostra epoca di microblogging, per una semplice ma doverosa comunicazione di servizio, allo scopo di evitare pettegolezzi inutili e bla bla bla da asilo. Grazie a tutti voi e, per quelli che mi stanno leggendo sul blog, ormai sono molto più attivo su Facebook e forse vi conviene seguirmi lì.
Ah, un’ultima cosa. Mentre riflettevo su questa non facile decisione, ho sempre avuto di fronte agli occhi l’immagine di Roberta Rambelli, grande scrittrice e traduttrice, trovata morta una mattina del 1996 davanti alla macchina per scrivere con il testo in inglese accanto. E pure la figura di Bruno Tasso, anglista nonché sommo traduttore di Truman Capote e dei migliori autori fantastici e hardboiled, suicidatosi un autunno del 1962 per la mole eccessiva di lavoro. Vuoi finire così o addirittura peggio? mi sono chiesto. Be’, amici miei, la risposta ormai la conoscete.