questa chiesa uccide!

L’ESORCISTA VI SPAVENTA MA NON PER I NORMALI MOTIVI? FORSE C’E QUALCOSA SOTTO! GIOVANNI ARDUINO, DOTTORE IN SCIENZE VATTELAPESCA, INDAGA NEI MEANDRI DELLA MENTE UMANA E SENZA CARTINA RISCHIA DI PERDERSI.

C’è questa mia amica che può guardare certe scene de L’esorcista e certe altre no. Quella dove Regan svomitazza? Perfetto. Quella dove piscia sul tappeto? Tranquilli. Quella dove la testa le gira come una trottola? Nessun problema. Però in altri punti  deve fuggire via con la cacarella. Anche se meno cruenti o  disgustosi del resto. Qualche mese fa ha deciso di capire il perché.  L’oscuro motivo che le faceva perdere il sonno di notte e la ragione durante il giorno (vabbe’, mi piace essere lovecraftiano e melodrammatico, le cose non andavano esattamente così ma pace). Si è rivolta al migliore psichiatra sulla piazza. Ovvero internet. Massì, lo si usa per autodiagnosticarsi di tutto, da una verruchina sull’alluce al fungo cannibale di Oslo (no, non esiste, però potrebbe), e allora why not? Certo, è rischioso gettare benzina sulla propria ipocondria, però talvolta il gioco vale la candela. O la candela vale il  gioco, tanto ‘sta storia di giochi e candele non l’ho mai capita bene, ci dev’essere sotto qualche velato riferimento sessuale. Comunque, la mia amica (diamole un nome, Anna, anche se non è quello vero, metti mai che altrimenti ci scappi una causa) scopre con assoluta certezza che la sua parziale, saltabeccante strizzarella è dovuta (indovinate un po’) all’ecclesiofobia. Non ci vuole granché a intuire di che cosa si tratti. Mica è la sesquipedalofobia, che hai voja a beccarci (e no, qui non vi aiuto, googlatelo e basta). L’ecclesiofobia è la paura delle chiese. Ce ne sarà pure una dalle vostre parti. Ne avete una pallida idea o vi siete sempre chiesti perché i vostri vicini si radunassero la domenica in un posto strano che vi ricordava una grande palestra di judo anni Settanta? Allora: paura delle chiese e in alcuni casi di tutto quello che ci gira intorno. Preti? Check. Crocefissi? Double check. Ostie consacrate? Triple check. Mosaici con Gesù che gioca alla settimana? Quadruple check. Insomma, avete capito. Un paio di sere dopo la sua autodiagnosi (con tanto di stampata della pagina di internet dove si parlava dell’ecclesiofobia proprio sopra una pubblicità per l’allungamento del clitoride, una novità), Pseudo-Anna e io siamo andati a un concerto metal. Non black metal, perché lì poteva essere rischioso per  le centinaia di croci rovesciate, ma tra il brutal e il grind e il pappappero, una cosina tranquilla. Soltanto che c’era un però. E in quel caso il però era la maglietta nera indossata da uno spilungone con ancora i brufoli, nonostante la cinquantina d’anni portati con gagliarda nonchalance (ho pensato a un  patto con il diavolo ma poi mi è venuta in mente la formalina contenuta in certe birre ignoranti da discount). La maglietta nera di Burzum, il simpaticone che giura di non essere neonazi e poi lo incastrano sempre, forse perché nascondere mitragliette in cantina con svastiche pittate sopra non è il modo migliore per convincere le malelingue del contrario. La maglietta nera di Aske. La maglietta nera con qualcosa di bruciato sopra. E che era quel qualcosa? Aspetta, hmmm, sì, guardando meglio mi sembra proprio… Una chiesa. Vatti a fidare dei concerti brutal/grind/pappappero e dei cinquantenni infiltrati. Pseudo-Anna si è precipitata fuori dal locale scossa da brividi che manco il terremoto di San Francisco, si è tuffata dentro un cassonetto e ne è riemersa solo quando sono arrivati quelli della nettezza urbana alle cinque del mattino, rischiando di essere triturata o trascinata in un posto dimenticato da Satana tra lavatrici arrugginite e zingari in cerca di rame. Però questo è un esempio estremo. A volte basta un colletto bianco sotto un maglione nero. Quindi: se soffrite di ecclesiofobia, evitate accuratamente anche i raduni dei nuovi hipster/beatnik. Così, tanto per sicurezza.  Tanto quelli andrebbero sterminati comunque.

(Horror Time 4, Eligio Editore, dicembre 2013)

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