fammi vedere se sanguini

Fammi vedere se sanguini. Dai, fammelo vedere. Non ti sto costringendo a farti del male e forse non te lo farei io. Ti sarai sbucciato un ginocchio, una volta o l’altra. Dai, forza, o non mi fido. Io ho sanguinato da mille posti diversi. Anche dallo stomaco, pensa un po’. Non è stato bello. Succede anche alla mia amica Simona per colpa di una malattia di merda, non dallo stomaco ma siamo lì, e quando me lo racconta prego che arrivi l’estate. Perché d’estate lei sta bene, oh, sta benissimo, oppure non gliene frega nulla tanto ci sono il caldo e il sole e il suo mare e la sua spiaggia e “adesso potrei anche morire”.

Allora, sanguini o no? E quando succede hai paura? Ti dà fastidio il colore rosso? Guarda che è roba tua. Lo nascondi dentro a un fazzoletto, lo sputi per terra?

Ti fanno schifo le malattie, come quella di Simona? Ne sei spaventato? Non voglio ferirti o impressionarti. Mi basta vedere una goccia dal naso o da un dito. Se non sai sanguinare sei di plastica, la stessa del tuo cellulare. Sei un pixel del tuo portatile. E io non so che cosa farmene di te.

 


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