regole per sopravvivere a una primavera

Non parlatemi su una bacheca che scorre della battuta sentita da un amico su persone che non dovrebbero nemmeno esistere. Non parlatemi dei vostri libri che producete al ritmo di uno al secondo: voi non siete lì dentro, quasi mai. Non parlatemi di un comico d’avanspettacolo che attira illusi e sconfitti. Non parlatemi di chi viene scelto a rappresentare un dio che non è il mio. Non parlatemi di chi ha ragione e di chi ha torto. Non parlatemi delle idee per un nuovo mondo elettronico da vendere al migliore offerente. Parlatemi del vostro risveglio improvviso alle tre del mattino. Parlatemi del lupo che bussa alla porta di casa. Parlatemi dell’unica lucciola sopravvissuta. Parlatemi di quando crollate e sanguinate. Parlatemi di quel pensiero che vi fa sentire speciali. Parlatemi della morte di cui nessuno parla mai. Parlatemi del cielo che si apre sopra di voi e per un attimo, solo un attimo, vi sentite sereni. Parlatemi di che cosa desiderate quando ancora riuscite a farlo. Parlatemi del cartello che metterete davanti ai vostri cancelli virtuali o reali: no, questo no, grazie, c’è scritto sopra, no, questo no, grazie, e magari attenti al cane e il cane siete voi. Parlatemi delle armi che impugnerete. Parlatemi dei fantasmi che diventerete un giorno, luccicando al buio (saremo bellissimi). Parlatemi di quando fischiettate i Nirvana o i Kiss o quel pezzo scemo di J-Ax alla radio (madonna, quanto è scemo, però, perché no?). Parlatemi, scrivetemi, mandatemi un messaggio che non sembri la pubblicità di un assorbente, di un preservativo, di un biscotto al cacao. Parlatemi di qualcosa a cui tenete, che sia vero o meno; che sia vero o meno, non importa. Assicuratemi che non siete un gadget.
Tra la realtà e la fantasia, io scelgo la terza.
Tra la realtà e la fantasia, io scelgo la terza.

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