stanze senza chiave

Alcuni sogni non possono restare chiusi in vecchie stanze senza chiave. Stanze muffe di ospedale, sotterranei infiniti da esplorare su barelle veloci, flebo che gocciolano acidi, medici con cravatte affilate.

Cocci di bottiglia nel petto.

Mi impanio  nelle lenzuola e Odette subito mi libera, e il discorso è sempre lo stesso.

La panchina: sottovoce. Me lo hai detto tu della panchina.

Quella che era messa nel punto più freddo del reparto, rispondo in automatico. Una notte Carlo e io l’abbiamo spostata davanti a un termosifone. Il mattino dopo ci abbiamo trovato due in dialisi che si raccontavano la barzelletta della suora.

Odette strofina la faccia contro la mia. Erano contenti?

Sì, ammetto.

E sempre mi riaddormento.

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