parole, parole, parole…

Questa volta, rigorosamente a blog unificati  come ogni mercogiovedì che si rispetti, ci siamo voluti divertire. Perché con le parole si può e si deve anche giocare. A volte sono intercambiabili. Soprattutto se vengono usate le presentazioni, le quarte, le alette di alcuni recenti romanzi su fiori, profumi, spezie, doni e diamanti. Campionandole, mixandole ma non modificandole. Un mash-up, quasi. Se volete, potete provarci anche voi. Le fonti le trovate poco sotto, debitamente linkate.

Nessuno vuole dare lezioni, beninteso. Nessuno vuole dire che il re è nudo. Nessuno vuole offendere chicchessia, ci mancherebbe. A volte basta il divertimento, come sopra. Però, alla presentazione che abbiamo creato, dobbiamo ancora trovare un titolo. Ci penseremo. Ci penserete? I commenti qui non sono abilitati, ma qui  (grazie all’ospitalità di Lara) sì.

Amy Bratley, Amore, zucchero e cannella (Newton Compton)

Karen Swan, Un diamante da Tiffany (Newton Compton)

Melissa Hill, Un regalo da Tiffany (Newton Compton)

Vanessa Diffenbaugh, Il linguaggio segreto dei fiori (Garzanti)

Juliet aspetta da una vita questo momento. Finalmente una casa da dividere con Simon, un vero e proprio nido d’amore invaso da profumi di torte appena sfornate e pieno di piante di cui prendersi cura. La lavanda per la diffidenza, il cardo per la misantropia, la rosa bianca per la solitudine. Ma il sogno è destinato a svanire, soprattutto se il destino ha altre idee a riguardo: la prima notte nel nuovo appartamento, il giorno della vigilia di Natale, Juliet scopre che Simon l’ha tradita. Il suo cuore è a pezzi, il dolore insopportabile, quella casa tanto desiderata d’improvviso è ostile, dopo aver scoperto la terribile verità. Niente pare esserle d’aiuto. Ha paura delle parole, le sue e quelle degli altri. Soprattutto, ha paura di amare e lasciarsi amare. E allora, New York, Parigi, Londra: quale sarà la città per iniziare una nuova vita? Sa che è il momento di voltare pagina e ricominciare,  in un viaggio alla scoperta di una se stessa che non conosceva. E se un giorno il passato lasciato alle spalle dovesse all’improvviso tornare? Perché il suo cuore si porta dietro una colpa segreta. L’unico capace di estirparla è Grant, un ragazzo misterioso che sembra sapere tutto di lei, che le regala dei semi di fiori, ogni volta diversi, da piantare e far crescere, come in un romantico messaggio cifrato…

cari signori miei…

Post del mercogiovedì a blog unificati con Lara Manni, come sempre, un po’ dopo aver letto recentemente questo e quest’altro, un po’ dopo aver fatto un bel giro per la nostra adorata rete due punto zero.

Cari signori miei, se per promuovere un vostro libro o farne parlare, con le rare e debite eccezioni del caso, tutto quello che sapete combinare è:

–         creare pagine su facebook della vostra casa editrice (con aggiornamenti di stato del tipo: “ciao! come state! che cosa avete letto di bello stamattina?!?”)

–         creare pagine su facebook dei romanzi che editate (dove viene ripetuto almeno cinquanta volte il testo della quarta di copertina)

–         creare account twitter della vostra casa editrice (riportando di solito stralci minimali delle recensioni cartacee o i link a quelle online)

–         creare fake di twitter/facebook basati sui protagonisti dei vostri libri (“molto transmediale”)

–         imbastire tumblr con foto solo di biblioteche, librerie, copertine dei vostri tomi o citazioni dagli stessi o dai “grandi” della letteratura (grazie, le troviamo anche da soli, il web esiste al di fuori di voi, e poi al cinquantesimo scampolo di Prévert ci coglie lo stranguglione)

–         pasticciare con wordpress e aggiornarlo sì e no una volta al mese

–         edificare siti istituzionali autocelebrativi con orge a base di java, flash, plug-in impenetrabili e lame rotanti

–         produrre e uploadare su YouTube booktrailer che ricordano orribilmente le diapositive che eravamo costretti a vedere da bambini dopo le vacanze estive

–         spammare con recensioni estasiate di libri da voi pubblicati tutte le piattaforme di vendita online e di social reading (per poi venire stanati)

–         riempire di stellette, cuoricini o mipiace qualsiasi social (per poi venire stanati)

–         incazzarsi pubblicamente per essere stati stanati, negare l’evidenza e/o farsi beffe degli utenti che hanno espresso pacatamente un giudizio che non vi garba (e rinfocolando così l’odio e i flame degli immancabili troll per cui voi siete e sempre sarete Male, Mafia e Corruzione)

–         inviare e-mail melliflue a certi blog letterari, di fatto esigendo la messa in evidenza dei vostri comunicati stampa e chili di recensioni positive. Come merce di scambio, qualche volume omaggio per i frequentatori assidui nonché sparuti e preziosi gadgettini, dalla t-shirt fluo in elastan al set cinese per la pedicure con sopra il vostro logo

–         incazzarsi minacciosi perché ogni tanto i blogger più accorti e onesti vi rispondono picche (“ma tu sai con chi stai parlando, ragazzina?!?!”)

–         investire migliaia di euro in inutili abomini della cartotecnica (da espositori ad addobbi per le ormai pochissime librerie che ancora vogliono sobbarcarsene)

–         creare “campagne virali” dopo aver letto due post di Mashable  e un articolo di Wired

Insomma, se ancora (anzi: dato che ancora) siete fermi a questo o poco oltre, con le dovute eccezioni come da preambolo, perché non due chiacchiere con noi? Magari potremmo farci un paio di risate tutti assieme. L’invito è aperto anche ad altri, naturalmente. Magari ha ragione chi ha scritto che la tecnologia e un presunto know-how in materia non sono mai stati usati così male come nel mondo del libro. Sapete dove trovarci (forse sì, forse no). Senza rancori e con tanta, tanta allegria, il vostro dinamico duo.

Leggere non ha mai fatto male a nessuno – o quasi

Post del mercogiovedì a blog unificati con Lara Manni, come sempre.  Buona lettura, buon divertimento, buone riflessioni e buon anno. Ecco, buon anno.

Buttate i manuali. I manuali di scrittura creativa. Di “narratologia” (virgolette obbligatorie). Di gente che non ha mai scritto un romanzo, di sceneggiatori che hanno sfornato due copioni nei tardi Sessanta/Settanta. Bruciateli. Affogateli nel cesso. Assicuratevi che non lo intasino. Leggete. Tutto. Di tutto. Il più possibile. Onnivori. Libri. Narrativa. Saggistica. Fumetti. Giornali. Guide turistiche. Foglietti illustrativi dello sciroppo per la tosse e dell’ansiolitico. Non importa se su rete, su carta. Su pc, su e-reader, su tablet, sulle pareti della vostra stanza da letto dove minacciosi caratteri cuneiformi compaiono ogni santo mattino come per magia (una sola domanda: ma dove accidenti vivete?). Guardate film. Serie televisive, cartoni animati compresi. Spettacoli teatrali. Giocate ai videogiochi. Impegnatevi nei giochi di ruolo, nei MMORPG, nei LARP, nel cosplay. Giocate ad acchiapparella. A nascondino. A Magic. A quello che volete. Ascoltate musica, tutta, o almeno assaggiatela, da Rob Zombie a Mozart passando attraverso Rihanna e i Ramones e J-Ax . Mangiate frutta fresca e non solo sciroppata (questa può essere una metafora, ma anche no). Leggete ancora. Leggete di più. Siate curiosi. Sempre. Curiosi e informati: quello che gli altri non vogliono farvi sapere è esattamente quello che dovete sapere. Leggete On Writing di Stephen King. Vi sembra un bignamone buono a tutti gli usi? Non secondo noi, ma sicuramente è pratico e facile da seguire e da applicare (fornisce semplici strumenti). Vi sembra (anche) un’autobiografia? Certo, ma la vita non si scinde dalla scrittura e viceversa. Di conseguenza: vivete. Vivere non significa prendersi una storta tutte le sere: come spesso ripeteva il mai troppo compianto Beniamino Placido, Charles Bukowski puppava litri di alcol ma era in primis uno scrittore. Per vivere, a volte, basta fare il classico giro  dell’isolato. Leggete. Guardate. Toccate. Ascoltate. Annusate. Leccate (sì, così, esattamente, anche se vi fa ridere: leccate, possibilmente non i posteriori altrui). Se volete, a On Writing aggiungete Come si diventa autore di fumetti di Alfredo Castelli e Silver (scaricabile da qui previa registrazione: come è facile evincere dal titolo, è incentrato sulla sceneggiatura di fumetti, è un po’ datato in alcuni –pochi- punti, ma tratta comunque di narrazione, è molto pratico e pieno di buon senso ed è assolutamente gratis, il che non guasta mai; per chi non lo sapesse, ma ne dubitiamo, Alfredo Castelli è una colonna del fumetto italiano, creatore di Martin Mystére e non solo, mentre Silver è la mente dietro Lupo Alberto, una delle prime strip italiane). Di nuovo: leggete. Non basta. Di nuovo. Sottoponete i vostri scritti a chi si sta impegnando nella vostra stessa fatica. A un perfetto estraneo di cui vi fidate, anche conosciuto su un blog, su twitter, su tumblr, su facebook, su anobii, su goodreads, al bar sotto casa. Agli altri partecipanti di qualsiasi vostra comunità virtuale o meno. Ai vostri soci fanficciari, se li avete. Considerate critiche e obiezioni ed eventuali complimenti. Prima di sganciare anche solo due soldi per un parere che si presume professionale, valutate bene chi vi sta chiedendo quei soldi o a chi intendete rivolgervi  (controllate curricula, esperienze pregresse in campo editoriale e non, informazioni verificabili e reperibili in rete).  Leggete. Leggete. Leggete. Quello che vi piace e quello che pensate non potrebbe mai piacervi (le sorprese inaspettate sono spesso fantastiche). Non abbandonate On Writing, non abbandonate Castelli & Silver, non abbandonate un buon manuale di grammatica, ortografia e sintassi e un ottimo vocabolario (non ridete, sono utili). Molto probabilmente per il lavoro sporco non vi servirà altro.  Scoprite se possedete o meno quello che un autore italiano magnificamente definisce “il senso della frase”: sì,  noi purtroppo riteniamo che scrittori un po’ si nasca, che volete farci. Siate impietosi con voi stessi. Ricordate che di scrivere mica ve l’ha ordinato il medico. Ricordate che scrivere non è sempre un piacere o non è detto che  debba esserlo. Ricordate che la distinzione tra genere e letteratura è una fanfaluca. Ricordate che a parlare in toni critici e sarcastici di scrittura ombelicale è solo e soprattutto chi non ha un ombelico interessante. Ricordate che queste sono le nostre opinioni in proposito, quindi fallibili, ma vivaddio pratiche, o almeno lo speriamo. Se volete che continuiamo per  e su questa strada, in modo (e lo ripeteremo fino alla nausea) pratico e con una certa dose di buon senso, forse rischiando la banalità, basta un cenno nei commenti. Nel frattempo, indovinate un po’, leggete.