quando suona una campana…

… un angelo mette le ali, come nel film di Frank Capra La vita è meravigliosa. Però può succedere anche altro. E poi: per chi suona la campana? E ancora: dipende da come suona. Orsù, orsù, sono le feste (o ci stanno per fare la festa?) e bisogna essere gioiosi e saltellanti, e così abbiamo pensato di indicare i nostri desideri per il 2012, per l’anno nuovo. Uno a testa, a blog congiunti come ogni mercogiovedì. Limitatamente a scrittura, libri, editoria, generi, gli ambienti che bazzichiamo, ma solo perché in altro modo l’elenco rischierebbe di essere infinito. Cominciamo noi, naturalmente. Vi unite nei commenti (ospitati as usual sul blog di Lara, visto che qui vige una certa usanza)? Ah, e buon qualsiasicosa. Non necessariamente Natale. Può essere anche un Halloween di fine dicembre. Basta che sia sereno e divertente. Come un non-compleanno. Dai vostri affezionatissimi, tanti non-auguri.

“Che le storie siano tali a prescindere da chi le racconta e dal target cui si vorrebbe destinarle.” (L. M.)

“Che i libri siano onesti, scritti da gente onesta, pubblicati da gente onesta. Che i galantuomini resistano all’estinzione.” (G.A.)

quando lo scrittore ci ha il blocco

La tentazione ha sconvolto i nostri programmi, che riprenderanno non appena possibile. Non abbiamo saputo resistere.  Lara Manni e io abbiamo visto per voi Bag of Bones. BOB, per gli amici.

Il resto sotto. Dateci un premio. Ce lo meritiamo. Davvero.

 

Bag of Bones, 234 minuti, A&E Television, USA, 11-12 dicembre 2011

(anche conosciuto come “padre, perdonali perché non sanno quello che fanno” – Luca, 23, 34 o “da qualche parte, in qualche modo, qualcuno pagherà” – Commando, 1985)

Bag of Bones (Mucchio d’ossa) è uno sceneggiato in due puntate (che ricorda vagamente un omonimo romanzo di Stephen King, ma probabilmente è solo un caso) su uno scrittore di best seller che ci ha il blocco e l’andropausa.

(Chiunque sostenga il contrario, o mente o è amico personale dello sceneggiatore e/o del regista).

Lo scrittore di best seller ci ha il blocco perché la moglie viene stirata per la strada.

Ci ha il blocco e allora beve.

Ci ha il blocco e allora fa luuunghe telefonate con chiunque.

Ci ha il blocco e allora fa sempre una faccia da Maalox (reflusso gastroesofageo da andropausa – o semplicemente noi tutti dobbiamo ringraziare Pierce Brosnan, che è lo scrittore di best seller bloccato/andropausico).

Ci ha il blocco e allora chiacchiera a luuungo con la defunta (fissazioni da andropausa).

Ci ha il blocco e allora si trasferisce al lago dove parla a luuungo anche col frigo e con una testa d’alce (vedi sopra).

Ci ha il blocco ma forse gli passa quando pensa a luuungo al sesso (fantasie da andropausa).

Ci ha il blocco ma forse gli passa quando si trova una tipa (l’andropausa però incombe).

Ci ha il blocco ma forse peggiora quando vede il fantasma di una cantante blues (però anche qui pensa al sesso, pure col blocco e l’andropausa).

Ci ha il blocco ma forse peggiora quando incontra il suocero cattivo della tipa, Zio Fester in sedia a rotelle, e la sua assistente parecchio canaglia,  Morticia Addams molto più cessa.

Ci ha il blocco ma forse peggiora quando gli ammazzano la tipa.

Ci ha il blocco ma forse migliora quando scopre che è colpa dei fantasmi che si vogliono vendicare e allora trova le ossa dei defunti e tutto finisce, ciao, dai  dai dai che si sfora il tempo massimo.

Insomma, lo scrittore di best seller ci ha il blocco perché è il protagonista di questo sceneggiato diretto da Mick Garris (che noi tutti dobbiamo ringraziare per L’ombra dello scorpione e Desperation) e scritto da Matt Venne (che noi tutti dobbiamo ringraziare per Pelts – Istinto animale e Mirrors 2) che può essere riassunto/discusso solo così e già gli facciamo un favore, perché se no il blocco viene a noi, soprattutto se tireranno fuori una miniserie visto che non pochi ebefrenici USA si sono sucati questi luuunghi duecentotrentaquattro minuti (probabilmente blocco e andropausa tra gli ebefrenici USA tirano, che volete farci).

almanacchi americani, 2

Dopo Francesca Lia Block, per i nostri percorsi nel fantastico a stelle e strisce,  Christopher Barzak. Il suo La voce segreta dei corvi (Elliot) è un profondo, coinvolgente, toccante –ebbene sì-  romanzo di formazione travestito da storia di fantasmi (o il contrario, non importa). The Love We Share Without Knowing, ancora inedito in Italia, lo ha fatto paragonare più volte a Murakami Haruki (non a torto) e rappresenta una prova in più che i confini tra (buona) letteratura e (buon) genere non hanno probabilmente nessuna ragione di esistere (come probabilmente non ha senso parlare di slipstream o interstitial fiction o simili). Autore di numerosi racconti pubblicati in riviste e antologie a partire dal 1999, attualmente alle prese con ben due romanzi in dirittura di arrivo, Christopher insegna scrittura creativa in Ohio. Con lui abbiamo parlato di fantasmi, di ricordi, di mode, di scrittura, di altro.  Come spesso accade qui, a blog unificati con Lara Manni.

“Lo ammetto: adoro le storie di fantasmi. Le amavo da ragazzino e le amo ancora adesso. Sono in grado di insegnarci davvero molto sulle nostre stesse vite, perché un fantasma è lo spirito di un essere umano che non può o non vuole sparire, e sempre per una ragione più che valida. I fantasmi, con la loro sola presenza, ci aiutano a capire il motivo dei nostri rimpianti, dei  ricordi che troviamo insormontabili e terribili e non possiamo superare; ci costringono a esplorare la paura della morte, rammentandoci allo stesso tempo che un giorno non ci saremo più. Secondo me non sono sciocchezze, tutt’altro, e a me piace trattare simili temi… scrivendo storie di fantasmi, per l’appunto.

Trovo fantastiche anche tutte le variazioni sul tema: c’è il fantasma che desidera vendicarsi di un torto subito, quello che vorrebbe solo riposare in pace, quello con un preciso messaggio da recapitare a chicchessia, quello che non è capace di separarsi dagli antichi affetti, quello con una storia segreta persa nel tempo e che pretende giustamente di essere ascoltato, almeno dopo la morte. Quello che pensa solo a uccidere chiunque gli capiti a tiro, quello che si limita a esistere in una sorta di limbo, e anche quello che non capisce, o non riesce a fare capire, che cosa gli manchi per trovare la serenità perduta.

I fantasmi sono le fondamenta dei luoghi che abitiamo. Il classico spettro in genere infesta una casa o qualsiasi posto in cui sia morto o sia stato sepolto. I fantasmi più moderni, naturalmente, sono una manifestazione, quasi un’appendice della tecnologia. Escono dallo schermo cinematografico mentre gli spettatori assistono alla proiezione di un film. O magari dalla televisione, da una videocassetta, come in Ringu. O dai cellulari. Oppure da altri oggetti, dai libri o persino dai violini, come in un bel racconto della mia amica Kelly LinkIl fantasma di Louise (in Italia in Ne succedono anche di più strane, Donzelli). Sono il simbolo perfetto del mistero della vita e della morte, e per questo sono ovunque, soprattutto nelle nostre esistenze. Per me sono figure potentissime, come scrittore e come lettore.

E, sì, almeno in America adesso si dice che i fantasmi rappresenteranno la prossima tendenza del fantastico; come quasi sempre accade, se l’editoria e i media così vorranno, così sarà. E probabilmente la gente andrà loro dietro. Però io non sono bravo a seguire le mode. Per scrivere non mi baso su ciò che è popolare in un dato momento; in genere mi spinge sempre qualcosa di profondamente personale, di fortemente intimo.

In ogni caso, chi davvero non ha almeno un fantasma? Pure chi non crede in loro in realtà ne è circondato, fin da bambino, anche se il più delle volte sono soltanto i ricordi consumati dei nostri cari che non ci sono più. E non c’entra il soprannaturale: vecchie memorie possono acquisire vita propria e diventare reali. Quando uno non riesce a liberarsene, è convinto di esserne braccato, anche se in realtà è pressoché il contrario.”