il licensing delle vacche magre

Come promesso e come ogni mercoledì, a blog unificati con Lara Manni. Più che soluzioni, un tentativo di leggere una bussola, una carta stradale, qualcosa.

A volte ci si sente terribilmente vecchi a fare questi discorsi. Perché tutto grosso modo si ripete. E se possibile, peggiora. Nulla in fondo pare cambiare. Sembra una versione bizzarra del Gattopardo. Sarà che i momenti più duri fanno emergere la vera indole delle persone. Va’ a sapere. E allora parliamo di nuovo, anche, degli ebook, ultima frontiera della sperimentazione a sentire caio e sempronio, che però oggi in parte verranno/vengono usati  a mo’ di ripostiglio di tutto quello che non si può infilare di soppiatto nell’antico mondo del cartaceo (per svariati motivi: pareggi sballati, prenotazioni da fame dopo rese istantanee e inappellabili, un’idea falsata della famosa “nicchia”, errori iniziali  di giudizio e scelta e collocazione, solo talvolta giustificabili). Un po’ come un tempo si faceva con il paperback. I famosi paperback original, oh-così-tanto-americani, le “novità direttamente in tascabile!” che anni addietro uscivano praticamente in perdita e in Italia quasi mai hanno attecchito (anche qui per una serie infinita di ragioni, tirature non altissime che non andavano d’accordo con qualsiasi preventivo, e non ultima quella di essere considerati figli di nessuno e ricettacolo di monnezza). Però l’ebook ha costi fissi –e non solo- decisamente più bassi (soprattutto allontana, almeno in parte, lo spauracchio della distribuzione e totalmente quello del temutissimo magazzino, delle rese, delle giacenze, eccetera eccetera), e si pensa che l’espediente stavolta possa funzionare, e poi, dai, sono sperimentazioni anche queste, molto armata Brancaleone, ma vabbe’. E d’altra parte, se il  “il prodotto non regge l’hardcover”, che si fa? Si fa l’ebook. Il cerchio si chiude.

Perfetto, ma in questo contesto, in questa serie di curiose interpretazioni di teorie e analisi anche giuste, il centro sembra tremare: l’attenzione verso il pubblico, verso il libraio old/new school, verso l’autore, verso chi di libri si occupa scegliendo, selezionando, proponendo (vogliamo usare ancora una volta la parolina magica editor? E usiamola. Tanto ora come ora significa poco. Broker di un esistente che traballa, ha arrischiato un giornalista americano in un pezzo sul web, e perdonateci se non troviamo più il link). E in ogni caso, l’ebook non deve essere solo ed esclusivamente figlio del marketing e del commerciale? Ormai è un mantra. Perché allora stupirsi? E nemmeno ci stupiamo, perché non siamo perfetti idioti o davvero ingenui,  se l’editoria è (anche) un’industria (molto particolare, però, che ha in sé parecchie caratteristiche artigianali che sono assieme la sua grande forza e il suo tallone d’achille), e allora i conti devono tornare e le regole del capitale e blah blah blah. Lo diamo per acquisito; scontato; superato. E nemmeno ci scandalizziamo, non troppo, se vari fenomeni e varie tendenze vengono sfruttati (anche qui bisognerebbe vedere come), possibilmente in fretta, perché se no poi, a me, a me, a me che cosa restano, le briciole? Tutto si ripete, nessun problema, una volta era il new age e adesso sono (stati) i vampiri e (forse) domani sarà qualcos’altro,  il femminile finto-alto e il romance zozzone o vatti a sapere.

Però. Sarà (è, in effetti) il momento duro/durissimo di cui sopra, ma qualche circuito sembra essere saltato, qualche ingranaggio andato fuori asse . Non adesso, non oggi, per carità, solo che adesso, oggi, le conseguenze e gli effetti sono più evidenti e probabilmente più gravi. E dunque: ognuno fa quel che vuole. E spesso non è il che cosa ma il come (in parte si ritorna alle “curiose interpretazioni” di cui abbiamo parlato prima).  E nessuna regola, nessun patto vale più. E allora si spreme lo spremibile, si commissiona il commissionabile, si ordina in automatico quello che va ordinato ai “fornitori di contenuti ad hoc”  (gli scrittori, ovvero coloro che scrivono, tanto per ricordarlo,  anche se il vecchio “content is king”, il contenuto è re, viene già sostituito dall’ “experience is king”, ovvero non importa che cosa si ha davvero in mano ma quello che ci si costruisce attorno – discorso lungo per un altro post, magari), con vaghe idee e vaghi sentori del momento, con pianificazioni in excel che danno l’impressione del controllato e del controllabile, con la legge del tabulato (o del tabbulato, come urla qualcuno, sventolando i famosi tabbulati pure a capocchia, non appena gli viene mossa una critica di qualsiasi genere). E allora (a costo e rischio di generalizzare, perdonateci) si lavora in serie (quasi) come un’agenzia di licensing, su settori anche difficili e importanti (tipo, si cita non troppo a casaccio, la narrativa per ragazzi o quella di genere), perché tanto vale provare di tutto, e in tutti i modi, e senza remore, e senza punti di domanda, e fuori uno e avanti l’altro, e costruire-l’autore-italiano-ma-fatemi-il-piacere perché oggi è oggi e domani chissà, perché che senso ha tentare di ingrassare le vacche magrissime quando magari tra un po’ muoiono e potremo (probabilmente) comperarne delle altre?

Scenario apocalittico? No. Rincuorante? Nemmeno per sogno. Si ripete: nulla cambia, al massimo peggiora, soprattutto in certi momenti. Si vogliono soluzioni? Nuovi margini d’azione da conquistarsi pezzo per pezzo? Ormai questi, e non con un semplice schioccare di dita, li possono trovare soprattutto il singolo o i singoli in gruppo (lettori, librai, editor –gulp-, autori); epperò, soprattutto per gli autori, non significa mettersi a produrre a ritmo forsennato ebook per riempire un mercato che al momento in Italia non esiste (altro lungo discorso). A questo ci penseranno già altri; se si vorranno risultati differenti, azzardiamo che si dovranno  -anche- seguire strade diverse, diversi modi, diversi sistemi.

Annunci