lo stesso meccanismo a molla

(Riprendono i frammenti; per maggiori spiegazioni, qui).

 

Roberto ci viene a prendere ogni tanto. Noi non abbiamo la macchina, solo due cinquantini smarmittati gemelli; Roberto sì, un qualcosa che cambia colore a ogni stagione, come le foglie di un albero. Ogni tanto ne cade un pezzo, scorza di vernice.

Roberto ci aggiusta il pc, Roberto ci accompagna in tabaccherie sperdute dove ancora esistono piccoli biberon gonfi di liquido zuccherino e dentiere ballerine e salvadanai a forma di bara con lo scheletro fluorescente. Girata la chiavetta, il loro rumore metallico e preciso mi fa sperare per un secondo che il mondo funzioni secondo lo stesso meccanismo a molla, semplice, affidabile.

Roberto è il nostro tutore, il nostro laureato, il nostro commercialista, magari il nostro amico. Roberto ha avuto i genitori straziati da una stupida raffica di una stupida frangia di stupidi terroristi in ritardo massimo, a dodici anni. Ricordo i giornali ma non le facce, forse per lui è lo stesso.

Quando nuota nella piccola piscina in discesa che vernicia di azzurro la nostra scarpata, Roberto riesce a stare sott’acqua sempre più di tutti.

Cerco la mia sirena, dice.

Quando non è con noi –

in vecchi magazzini, a frugare tra raccolte di dance anni ottanta, cassette per l’Atari, Pac Man e Centipede; nel negozio ereditato dai genitori, piccola libreria in piccola via-

Roberto è solo.

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