“tanto mi pubblico il libro su amazon”

Ieri si discuteva su Facebook di Amazon. Con Lara Manni. Di come molti (scrittori, blogger, qualche editore) lo considerassero il salvatore della patria. Nessuno dei due era d’accordo. E’ stata lei a spronarmi a scrivere questo post, abbastanza di getto, per mettere in chiaro un paio di punti (è merito suo, quindi). Forse avrà un seguito, forse no. Però mi sembra comunque importante. Viene rigorosamente diffuso a reti unificate, anche perché qui i commenti (per mia scelta, fin dall’inizio) sono disabilitati.  Se vi dovesse interessare approfondire il discorso riguardo ad Amazon et similia,  e se conoscete l’inglese, consigliabile una puntatina da queste parti.  Buona lettura.

“Tanto mi pubblico il libro su Amazon!”

(da una discussione su Facebook)

Jeff Bezos non è il vostro miglior amico. Amazon non è un’opera pia. Vuole fare soldi, come qualsiasi impresa. Se li fate con lui, bene, altrimenti via andare e avanti un altro. Non è così strano (non è bello, forse, ma non è strano). La novità è che di fatto sta sostituendo, o cercando di sostituire, tutta la filiera editoriale, e non solo. Vuole essere (o  già è) agente, editore (di ebook e libri cartacei), distributore e venditore. Criticate tanto il regime di monopolio dell’editoria tradizionale (spesso innegabile) e poi vi gettate tra le braccia di Amazon? Ma fateci il piacere. Vi piace perché vi permette (quale gentilezza: si paga, poco, ma si paga) di mettere in rete il vostro ebook all’interno del suo bazar o perché –addirittura!- acquista a mansalva i diritti di libri self-published e sperate che in mezzo ci finisca pure il vostro? Se lo fa, è soprattutto per riempire il più in fretta possibile lo spazio virtuale disponibile (anche questo non è infinito, proprio per nulla). Stipare i “virtual shelves”, così come i grandi editori lottano per lo spazio nei tangibilissimi scaffali delle librerie fisiche, “brick and mortar”. Anche qui: può andarvi bene, ma  non è il cavaliere bianco che sta salvando il vostro parto dall’oblio (anzi, è assai più probabile che il suddetto parto vada solo a far numero).

Lo stracitato, spesso a sproposito, J.A. Konrath  rappresenta un’eccezione alla regola. Ha sempre investito tantissimo in autopromozione, dal 2004 in poi, con tutti i mezzi e in ogni modo possibile. E’ più un uomo di marketing (apprezzabile, per certi versi) che uno scrittore. Non va preso come esempio, almeno non per i numeri. Anche su Amazon.com, l’ebook di un autore medio, con una buona backlist, già pubblicato negli anni dall’editoria tradizionale, può avere cifre di download pressoché irrisorie. Guardate i ranks di massima del Kindle Store (i cui algoritmi di base sono misteriosissimi, peraltro) e poi sappiateci dire. E’ difficile diventare miliardari o anche solo camparci.

Amazon.com sta reclutando editoriali, traduttori, agenti, autori, guru della comunicazione e del marketing (anche attraverso i suoi meeting esclusivi, i suoi Amazon Campfire, di cui guarda caso in Italia non parla nessuno, e pure negli USA sono roba che è meglio tenersi per sé). La parola spin doctor vi fa venire in mente qualcosa? No, non siamo paranoici. Questa è  il simbolo della vera trasparenza di Amazon, non il suo proposito di condividere con gli autori le vere cifre di vendita (“perché gli editori tradizionali le hanno sempre tenute nascoste, bastardi”, il commento che da una settimana gira di più in rete).

Siamo stati il più sintetici possibile. Il meno tecnici possibile. Su Amazon ci sarebbero da dire mille altre cose. Ad esempio, sull’effetto che avrà (che già sta avendo) non solo nel piccolo universo degli editori, per di più in un momento di forte crisi mondiale. E anche sulle colpe (o, meglio, le imperdonabili disattenzioni) dell’editoria tradizionale che fino a pochi anni fa lo guardava come un  cugino un po’ scemo (e adesso talvolta dimostra un comportamento esattamente opposto). Però, non è questo il momento e non è questo il punto. Questo è solo un avvertimento, nel senso buono della parola, nato da una discussione su Facebook. Ricordate la vecchissima Pubblicità Progresso? Bene. Qualcosa del genere.

Concludendo: se volete servirvi di Amazon, fatelo, ci mancherebbe, e magari potrà andarvi di lusso. Ve lo auguriamo. Però: non è la versione buona e modello web 1.0 o 2.0 dell’editore cattivo che vi ha sempre rifiutato i dattiloscritti. Non è un angelo (e neanche un diavolo, perché demonizzare non serve mai a un fico secco e non porta da nessuna parte). Vuole fare soldi, come tutte le imprese, lo ripetiamo. Come è normale, e anche qui lo ripetiamo.

Buona fortuna, a voi e a noi, perché la barca in fondo è sempre la stessa.

… e questi frammenti?

Mi è arrivata la domanda di cui sopra (il vecchio metodo tramite e-mail funziona ancora, yay!). I frammenti  non sono parte di un mio nuovo libro (quello, anzi, quelli, li sto scrivendo, portate pazienza).  Si ricollegano un po’ a questo discorso qui, alla volontà di riunire tutto “sotto lo stesso tetto” (o lo stesso blog).  Sono come messaggi in bottiglia da un passato (abbastanza) lontano. Letti in ordine cronologico, dal post più vecchio a quello più recente, formano una specie di storia che (forse) si concluderà. E dopo? Non lo so. Vedremo. Ci saranno sorprese, credo e spero. Buona giornata a tutti, buon ottobre con la pioggia, buon Samhain (anche se probabilmente, prima della festa, ci sarà ancora tempo per un post). Take care, you all.