cicatrici

Nel letto matrimoniale con baldacchino scuro e stelle invisibili in stoffa nera su nero, Odette e io ci incidiamo piccole croci su schiene candide con bisturi o cutter o strani coltelli affilati dall’impugnatura a tela di ragno. Sangue ne esce poco, ma la cicatrice resta, tenera sorella dei nostri tatuaggi.

Quel che è dentro deve venire fuori, dice lei, passando la lingua nel taglio, labbra che baciano labbri; almeno sei certo che questo guarisce, il resto chissà.

Dopo ci sentiamo stupidi, vampiri da film horror spagnolo, ma bene, così  bene.

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