lucky strike

Adoro il rito di Odette al risveglio, l’aggrapparsi al mio torace, labbra che balbettano per deglutire incubi o per il primo saluto, mani che tastano il comodino per una luckystrike senza filtro: quelle le faranno male, sì, ma a posteriori servono sempre qualcosa o qualcuno da maledire.

E mi accorgo, inevitabilmente, di come si può provare amore e pace per due momenti diversi e uguali, per un tempo passato e uno presente, per il fumo di Odette e la spada di Marco. Particolari che ti tranquillizzano e ti spingono a dire: okay, questo lo conosco e mi piace. Forse non va bene, forse è sbagliato, ma mi piace.

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riti

C’è chi scopre che i riti sono importanti e inevitabili lucidando l’automobile ogni domenica mattina. O forse manco lo sa, lo fa e basta. Io, vedendo Marco in quinta ginnasio spararsi in vena. L’acqua, la polvere bruna, il limone, l’ago con il batuffolo di cotton fioc o filtro di sigaretta, lo zippo, la cintura, le tre-quattro sberle sul braccio, lo stantuffo all’indietro, la piccola bolla di sangue nella trasparenza cristallina della siringa, e poi giù. La medusina rossa, la chiamava Marco, così come allora diceva dei miei pensierini (che già buttavo giù, liceale acne & seghe): c’è a chi piacciono.

epitaffi per i non morti

Disegni qualcosa stasera?, mi chiede Odette.

Prima era il cinema, adesso le appoggio la testa sullo stomaco e ascolto tutto di lei e molto altro.

I miei fumetti corti corti, i miei epitaffi per i non morti, vengono pubblicati da tre o quattro riviste, due o tre quotidiani. Solo qualche graffio e poche parole in una nuvola gonfia, del tipo:

domani sarà peggio

Va bene così, perché anche leggere è diventato faticoso.

Hanno stampato le immagini anoressiche su magliette e portachiavi e altro; c’è a chi piacciono, come dice/diceva un amico. C’è a chi piacciono.

In genere non mi firmo, in calce al pensierino del giorno il bianco o il giallo o il chissà che del foglio. Se qualcuno mi trova e vuole un autografo o un’intervista, gli consiglio di girare la richiesta al mio cane, che non ho.

 

orsetti di gelatina verde

Meglio un cinema, e va bene, tinti di nero per passare ombre veloci sulla città, due metri sopra. Di solito preferiamo i video, chiusi nella villa che fu dei miei e poi sarà di nessuno. L’estinzione è nel nostro codice genetico assieme all’amore per i Chupa Chups.

Il film,  Scream, mi lascia stordito.

Che merda quando si sorride con aria figa di cose che dovrebbero terrorizzarti, mastica Odette assieme a orsetti di gelatina verde. E’ come fare battute cattive e tanto, tanto furbe sui tuoi idoli da ragazzo.

Da ragazzo? Le rubo un orsetto.

Di sempre. Prenderesti in giro Tom Cruise in Risky Business o Matthew Broderick in Una pazza giornata di vacanza? Tom, che mette su un bordello e alla fine diventa lui una puttana: consapevole del fatto, però. Matthew, che non desidera nulla dalla vita –perché sa che niente potrà avere- se non un giorno di lezione passato a far sega con la ragazza e il migliore amico.

Io sono loro, rispondo, quanto loro sono me.

Odette mi blocca la mano pencolante per un nuovo orsetto: basta, che me li finisci.