libri, che

Che il primo in assoluto è un’edizione condensata del vangelo, copertina blu. Che per colpa di un altro manchi la fermata della corriera verso la Liguria. Che dai, passami Andrea Pazienza, mentre in gita a Roma. Che di John Fante conservi l’edizione SugarCo. Che la tua Panda viaggia come una biblioteca catarrosa di marmitta. Che d’estate in Puglia a scacciare i tafani giganti. Che pagina per pagina senti l’odore di resina o di fuoco spento o di bottiglia piena di benzina o di birra o di sesso o di altro che c’è e non c’è. Che insegui il profumo di quando sono nuovi, meglio della pizza bianca. Che la copertina non sarà importante, ma tu la accarezzi con le dita senza graffiare. Che fai appena penetrare la luce e non li spalanchi. Che non ti piace tenere il segno e rileggi le stesse righe almeno tre volte. Che a volte dentro ti senti pieno e sazio, eppure non sono così grandi, o forse sì. Che a volte dopo hai ancora fame, ma fame buona. Che qualcuno ti ha insegnato molto sulla loro storia e la loro vita e la loro forza e purtroppo non c’è più e ti manca. Che ci sono troppi strilloni di roba inutile, troppo rumore di fondo, e le parole vanno rispettate o si vendicano. Che adesso sul letto ti fai coccolare, tu accoccolato. Che ancora mezza pagina e poi spegni la luce e ti addormenti.

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