ormai che sono tornati di moda gli zombie

Un mio vecchio, breve racconto (l’illustrazione che lo precede, bellissima, è di Elena Golzio). Giusto per aprire il nuovo blog e darvi il benvenuto.

 

Due corpi

If you feel fine
Then give it just a little time
I’m sure you’ll contract my disease
(AFI, The Lost Souls)

Sono morto.
Ma non do troppo fastidio.

Non sento niente.
Solo a volte un po’ di paura.
Soprattutto quando fuori c’è un temporale.
Per il resto, tutto bene.

Mi chiamo Giuseppe.
Se vi fa ridere, vuol dire che avete visto troppi film americani di zombi.
Io non mi nutro di polpa umana.
Non mi nutro e basta.

A Lisa piaccio.
Me lo ripete sempre.
Quando non sto bene, mi dà dieci gocce di serenase.

Anche i morti possono soffrire.
Il dolore non arriva solo dal corpo.
Questo Lisa lo sa perfettamente.

Le piace la nostra carne stretta, incollata, unita.

Non usciamo mai di casa.
Stiamo a letto con le tapparelle abbassate.
Spesso facciamo l’amore, come dice lei.

A volte Lisa si stanca o si addormenta.
Poi si scusa: è colpa del roipnol o dello xanax.
Probabile.

Lisa è magra quanto me.
Le si vedono le costole.
A volte lascia che il mio dito le sfiori.
Lei sorride.
Quando lo fa, è più bella.

Sulle mie costole ci affila un coltello.
Non sanguino e non sento.
Quando sta male e il serenase e lo zoloft non bastano, mi chiede di tagliare.
Io non guardo e non ricordo ma probabilmente lo faccio.

Lisa mangia poco.
A volte si fa imboccare da me.
Si fa baciare.
Quando succede, mi sembra contenta.

Quando sono uscito dalla terra, Lisa era lì.
E tanto bastava.
Lisa mi ha stretto forte la mano e mi ha chiesto tante cose.
Ora ho dimenticato, ma credo di averle risposto.

Non so perché sono tornato.
Se sono tornato.
Non so chi sia o cosa faccia esattamente Lisa, a parte prendere gocce e pillole.
Fanno bene, ripete.
Anche a me.
Lo ammetto.
Anche a me.

La vita da vivo non era poi così bella o così brutta.
In parte non era, perché non la ricordo.
Questa mi sembra una parentesi.
O tre puntini di sospensione.

Lisa sostiene che sono fortunato.

Di notte mi stringe.
Di notte lei entra in me.
Sono morbido.
Pastoso.
Cadavere, non mummia.

I temporali sono luminosissimi.
Spaventosi.

Le tapparelle filtrano la luce.
Fuori è fuori e dentro è dentro.
Per fortuna.

Non so dove finirà il mio corpo.
O quello di Lisa.
Per ora sono vicini. Stretti l’uno all’altro.
Di più non chiediamo.
Non facciamo progetti per il futuro.

E poi, il futuro l’ho già dimenticato.
Bastano ora e adesso e il  serenase e lo zoloft e lo xanax.
E Lisa che mi sorride.

Sono morto.
Ma non do troppo fastidio.

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