Archivio per tatuaggi

(this is not the) end

Postati in frammenti con i tag , , , su 19 maggio 2012 da Giovanni Arduino

Un piccolo mistero si svela quando Roberto ci accompagna dal Tatuatore: così, iniziale maiuscola, per riconoscimento solo questo e uno sguardo pesante da ramarro al sole. La macchina batte e l’elettrocalamita frizza e i due aghi traforano per cucire il lembo di pelle che presto sarà altro, diverso.
Odette mi blocca il polso con la mano, di piatto. Roberto osserva il grembiule del Tatuatore, affascinato: gobbetti di avorio, corni di corallo rosso, spille da balia. E una sirena.
Il ramarro al sole si ferma per un attimo, spruzza acqua e clorexidina, passa sul ghirigoro un fantasma di vaselina, e alla fine:
Un labirinto? sorride. Questo non l’ho fatto io.
Spilli e inchiostro di china, dico. Tempi dell’università, qualche secolo.
Bello, continua lui. Sfiora i cerchi ipnotici, curioso.
Usciamo con una rondine, per me; una rivelazione in più, per gli altri. Un po’ di tatuaggi, evidenti o meno, toccano a tutti.

Le ombre si allungano, dice Odette.
Si è spostato il sole, rispondo stirando le labbra. In realtà fuori è buio, le sette di sera. L’autunno arriva e arriva la luce fioca dalla villa vicina.
Solo noi stiamo fermi, continua lei, passandomi una mano tra i corti capelli. Hmmmm, conclude.
No, non solo noi, la correggo, gli occhi fissi alla tenda illuminata, separata da prati e asfalto e ghiaia.
Nah, dice. E poi, chi starebbe fermo? Mi si butta addosso e il resto va da sé.

La piscina, fredda e verdastra. Ci tuffiamo lo stesso: in cerca di una sirena, forse. Non quella di Roberto. Dopo qualche bracciata, un’onda ci travolge come un numero dei sogni.
Qui non ci sono onde, dico a nessuno. Odette non è vicina. Odette non è.
La finestra luminosa si apre. Il bagliore quasi mi acceca. Strizzo gli occhi e scorgo autunni passati, decorazioni di fiori secchi, odore di foglie morte.
L’acqua tutt’attorno. Vado giù senza saperlo.
Se puoi ammazzare te stesso, con il prossimo ti riesce altrettanto facile, e viceversa. Questo mi viene in mente prima di affondare e penso di utilizzarlo, prima o dopo o mai.

 

 

I frammenti (di cui qui la spiegazione) per il momento terminano così. Presto ci sarà dell’altro e del diverso. Sì, lo so, non è una vera fine. Forse, prima o poi, ci sarà anche questa. Statemi sani.

cicatrici

Postati in frammenti con i tag , , , su 13 luglio 2011 da Giovanni Arduino

Nel letto matrimoniale con baldacchino scuro e stelle invisibili in stoffa nera su nero, Odette e io ci incidiamo piccole croci su schiene candide con bisturi o cutter o strani coltelli affilati dall’impugnatura a tela di ragno. Sangue ne esce poco, ma la cicatrice resta, tenera sorella dei nostri tatuaggi.

Quel che è dentro deve venire fuori, dice lei, passando la lingua nel taglio, labbra che baciano labbri; almeno sei certo che questo guarisce, il resto chissà.

Dopo ci sentiamo stupidi, vampiri da film horror spagnolo, ma bene, così  bene.

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