Archivio per novembre, 2011

e di nuovo il post del mercoledì…

Postati in fatti nostri con i tag su 29 novembre 2011 da Giovanni Arduino

… a blog congiunti con Lara Manni  slitterà a giovedì.  Mea culpa. Ma sarà sempre e comunque il post del mercoledì, as usual.

almanacchi americani

Postati in fatti nostri con i tag , , , , , , , , su 24 novembre 2011 da Giovanni Arduino

… e gli autori (ma anche gli editor e gli agenti), che cosa ne pensano?

Come cambia il fantastico, se sta cambiando davvero? Che cosa sta succedendo? Young adult, crossover, paranormal, urban…? Vampiri, licantropi, zombi e compagnia e adesso i fantasmi, come si raccontava qui?  Il genere esiste e resiste o non ha più senso parlarne in senso stretto? E la scrittura? Da qui l’idea di pareri e opinioni e divagazioni da una serie di scrittori d’oltreoceano (se partiamo in questo modo, è solo perché le più recenti tendenze –termine orribile, perdonateci, qui e altrove- volenti o nolenti spesso da lì sono originate). Anche in questo caso, nel nostro piccolo, per fare un po’ di chiarezza. Magari pure per noi stessi, al di là di facili hype e degli autori molto “spinti” del momento. Questa settimana, Francesca Lia Block. La prossima, Christopher Barzak (La voce segreta dei corvi, Elliot). E poi si vedrà: la sorpresa in parte sarà anche nostra. Ah, per chiudere l’introduzione: naturalmente gli autori sono tra i nostri preferiti. Altrimenti, che gusto ci sarebbe?  :)  (a blog unificati, come ogni settimana, con Lara Manni).

“Se quella dei fantasmi sarà la prossima tendenza nel fantastico sotto qualsiasi forma? Onestamente non… non saprei. Io ne ho sempre scritto e non ragiono molto per mode o per generi. Comunque, più di un anno e mezzo fa ho cominciato a lavorare a Teen Spirit, che uscirà negli Stati Uniti nel 2012. Tratta di un triangolo molto particolare, e non solo perché uno dei tre è uno spettro. E ho da poco finito un lungo racconto su una donna perseguitata dal fantasma di un tipo incontrato su internet e che le impedisce di trovare il vero amore nella vita reale (anche se il vero amore non è cosa da libri, probabilmente). Casualità, credo. Gli spettri però possono essere protagonisti interessanti. Sono misteriosi, pericolosi; mettono paura e talora sono lugubri o molto tristi e sofferenti. Attraenti, perché no. Forse è comprensibile che adesso si arrivi ai fantasmi perché gli zombi, a differenza dei vampiri (ma non tutti), a livello erotico fanno abbastanza ridere (anche se, come sfida e gioco, ho scritto una love story tra zombi molto atipica, Revenants Anonymous, per l’antologia Hungry for Your Love). I morti viventi sono spesso ammassi di carne putrida,  e questo non è molto eccitante o stimolante, sotto vari aspetti, almeno non per me. Sono personaggi di cui non mi interessa poi così tanto scrivere. Se avete letto qualche mio romanzo, sapete che sono da sempre affezionata alle fate, ma non le fatine buone  e svenevoli: in particolar modo quelle oscure, molto oscure, tormentate, e per questo più umane, più terribilmente umane.”

Francesca Lia Block è nata e vive a Los Angeles. Conosciuta soprattutto per il personaggio di Weetzie Bat, è stata tra le autrici (se non l’autrice) che ha “sdoganato” il genere young adult di matrice fantastica presso un pubblico più vasto, trattando a fine anni Ottanta temi come omosessualità, famiglie allargate e AIDS . Definita “la maestra postmoderna del realismo magico per adolescenti, e non solo” (The New York Times Book Review), è pubblicata in molti paesi del mondo. In Italia è nota soprattutto per Angeli pericolosi (che comprende tutte le avventure di Weetzie Bat), Echo e Pretty Dead. Una chiacchierata più lunga con l’autrice comparirà presto su UrbanFantasy.it.

il post del mercoledì…

Postati in fatti nostri con i tag su 22 novembre 2011 da Giovanni Arduino

… a blog congiunti con Lara Manni  stavolta arriverà di giovedì. Ma sarà sempre e comunque il post del mercoledì.  Curioso, no?

stephen king, miglio 81

Postati in scritti con i tag , , , , su 21 novembre 2011 da Giovanni Arduino

Miglio 81 è un giochettino piuttosto divertente. Ed è horror. Accidenti, l’abbiamo detta. La parola magica. Proibita. Il termine che non si deve usare (almeno non per il King post-National Book Award: non è roba da scrittore serio, suvvia). Non solo: è anche molto splatter. Parecchio. D’altronde, il nostro ha sempre sostenuto di amare il gross out, l’effetto raccapriccio. Splatter è un po’ che non si sente, si usa di meno, sarà anche demodé ma fa sempre colpo. D’altronde, che cosa vi aspettate dalla storia di una creatura aliena trasformatasi in station wagon lurida di melma collosa, acquattata in una stazione di servizio abbandonata,  pronta a inglobare e divorare chiunque le capiti a tiro? E il giochetto di cui sopra, per i fan hardcore, può essere piuttosto spassoso: citazioni e autocitazioni che abbondano, da Il corpo a La zattera a Christine, la macchina infernale e Buick 8 (ma naturalmente) a un episodio tamarro di X-Files a tutta una serie di film splatter (di nuovo! siamo incorreggibili!) molto molto molto anni Ottanta a…  scopritelo voi. Per il buon peso, una rilettura pop della parabola del buon samaritano. Davvero? Davvero. Però non vogliamo spoilerare troppo e ci fermiamo. Il meccanismo del trastullo noi ce lo siamo già rovinato, lo abbiamo già aperto e sezionato, per il solo fatto di aver tradotto Miglio 81. Ed è stato divertente…

(continua qui. have fun)

il licensing delle vacche magre

Postati in fatti nostri con i tag , , , , su 16 novembre 2011 da Giovanni Arduino

Come promesso e come ogni mercoledì, a blog unificati con Lara Manni. Più che soluzioni, un tentativo di leggere una bussola, una carta stradale, qualcosa.

A volte ci si sente terribilmente vecchi a fare questi discorsi. Perché tutto grosso modo si ripete. E se possibile, peggiora. Nulla in fondo pare cambiare. Sembra una versione bizzarra del Gattopardo. Sarà che i momenti più duri fanno emergere la vera indole delle persone. Va’ a sapere. E allora parliamo di nuovo, anche, degli ebook, ultima frontiera della sperimentazione a sentire caio e sempronio, che però oggi in parte verranno/vengono usati  a mo’ di ripostiglio di tutto quello che non si può infilare di soppiatto nell’antico mondo del cartaceo (per svariati motivi: pareggi sballati, prenotazioni da fame dopo rese istantanee e inappellabili, un’idea falsata della famosa “nicchia”, errori iniziali  di giudizio e scelta e collocazione, solo talvolta giustificabili). Un po’ come un tempo si faceva con il paperback. I famosi paperback original, oh-così-tanto-americani, le “novità direttamente in tascabile!” che anni addietro uscivano praticamente in perdita e in Italia quasi mai hanno attecchito (anche qui per una serie infinita di ragioni, tirature non altissime che non andavano d’accordo con qualsiasi preventivo, e non ultima quella di essere considerati figli di nessuno e ricettacolo di monnezza). Però l’ebook ha costi fissi –e non solo- decisamente più bassi (soprattutto allontana, almeno in parte, lo spauracchio della distribuzione e totalmente quello del temutissimo magazzino, delle rese, delle giacenze, eccetera eccetera), e si pensa che l’espediente stavolta possa funzionare, e poi, dai, sono sperimentazioni anche queste, molto armata Brancaleone, ma vabbe’. E d’altra parte, se il  “il prodotto non regge l’hardcover”, che si fa? Si fa l’ebook. Il cerchio si chiude.

Perfetto, ma in questo contesto, in questa serie di curiose interpretazioni di teorie e analisi anche giuste, il centro sembra tremare: l’attenzione verso il pubblico, verso il libraio old/new school, verso l’autore, verso chi di libri si occupa scegliendo, selezionando, proponendo (vogliamo usare ancora una volta la parolina magica editor? E usiamola. Tanto ora come ora significa poco. Broker di un esistente che traballa, ha arrischiato un giornalista americano in un pezzo sul web, e perdonateci se non troviamo più il link). E in ogni caso, l’ebook non deve essere solo ed esclusivamente figlio del marketing e del commerciale? Ormai è un mantra. Perché allora stupirsi? E nemmeno ci stupiamo, perché non siamo perfetti idioti o davvero ingenui,  se l’editoria è (anche) un’industria (molto particolare, però, che ha in sé parecchie caratteristiche artigianali che sono assieme la sua grande forza e il suo tallone d’achille), e allora i conti devono tornare e le regole del capitale e blah blah blah. Lo diamo per acquisito; scontato; superato. E nemmeno ci scandalizziamo, non troppo, se vari fenomeni e varie tendenze vengono sfruttati (anche qui bisognerebbe vedere come), possibilmente in fretta, perché se no poi, a me, a me, a me che cosa restano, le briciole? Tutto si ripete, nessun problema, una volta era il new age e adesso sono (stati) i vampiri e (forse) domani sarà qualcos’altro,  il femminile finto-alto e il romance zozzone o vatti a sapere.

Però. Sarà (è, in effetti) il momento duro/durissimo di cui sopra, ma qualche circuito sembra essere saltato, qualche ingranaggio andato fuori asse . Non adesso, non oggi, per carità, solo che adesso, oggi, le conseguenze e gli effetti sono più evidenti e probabilmente più gravi. E dunque: ognuno fa quel che vuole. E spesso non è il che cosa ma il come (in parte si ritorna alle “curiose interpretazioni” di cui abbiamo parlato prima).  E nessuna regola, nessun patto vale più. E allora si spreme lo spremibile, si commissiona il commissionabile, si ordina in automatico quello che va ordinato ai “fornitori di contenuti ad hoc”  (gli scrittori, ovvero coloro che scrivono, tanto per ricordarlo,  anche se il vecchio “content is king”, il contenuto è re, viene già sostituito dall’ “experience is king”, ovvero non importa che cosa si ha davvero in mano ma quello che ci si costruisce attorno – discorso lungo per un altro post, magari), con vaghe idee e vaghi sentori del momento, con pianificazioni in excel che danno l’impressione del controllato e del controllabile, con la legge del tabulato (o del tabbulato, come urla qualcuno, sventolando i famosi tabbulati pure a capocchia, non appena gli viene mossa una critica di qualsiasi genere). E allora (a costo e rischio di generalizzare, perdonateci) si lavora in serie (quasi) come un’agenzia di licensing, su settori anche difficili e importanti (tipo, si cita non troppo a casaccio, la narrativa per ragazzi o quella di genere), perché tanto vale provare di tutto, e in tutti i modi, e senza remore, e senza punti di domanda, e fuori uno e avanti l’altro, e costruire-l’autore-italiano-ma-fatemi-il-piacere perché oggi è oggi e domani chissà, perché che senso ha tentare di ingrassare le vacche magrissime quando magari tra un po’ muoiono e potremo (probabilmente) comperarne delle altre?

Scenario apocalittico? No. Rincuorante? Nemmeno per sogno. Si ripete: nulla cambia, al massimo peggiora, soprattutto in certi momenti. Si vogliono soluzioni? Nuovi margini d’azione da conquistarsi pezzo per pezzo? Ormai questi, e non con un semplice schioccare di dita, li possono trovare soprattutto il singolo o i singoli in gruppo (lettori, librai, editor –gulp-, autori); epperò, soprattutto per gli autori, non significa mettersi a produrre a ritmo forsennato ebook per riempire un mercato che al momento in Italia non esiste (altro lungo discorso). A questo ci penseranno già altri; se si vorranno risultati differenti, azzardiamo che si dovranno  -anche- seguire strade diverse, diversi modi, diversi sistemi.

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